Biografia

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Ciao a tutti, mi chiamo Paolo Robino, sono un pianista e sono siciliano.

Ho scelto un nome d’arte, Paul R. Cuddle. Perché direte voi se sono italiano?
Quando ero ragazzo, in Sicilia, avevo un caro amico che mi chiamava Paul, era un po’ il mito del sogno americano, quello che ci faceva volare con la fantasia verso New York e i suoi locali così pieni di musica. E allora quando ho deciso di darmi un nome d’arte ho scelto di chiamarmi Paul. E poi è arrivato Cuddle, abbraccio, perché è quello che voglio fare con la mia musica, abbracciare il mondo. La R è il richiamo al mio cognome vero.

Di fatto sono un pianista e mi sento cittadino del mondo ed è sempre stato così.

Sono nato a Salemi un paese dell’entroterra siciliano vicino a Trapani da cui si vede, in lontananza, il mare. Sono nato in una famiglia di persone semplici, per cui il lavoro è sempre stato sinonimo di fatica dura, di fatica fisica e che si aspettava per i propri figli un futuro di lavoro, quello che è considerato lavoro vero.

Immaginatevi quando, quindicenne, determinatissimo, ho detto ai miei genitori che volevo fare il pianista, seriamente e che volevo andare a studiare in Conservatorio. Non è stato facile ma li ho convinti e da lì è iniziato tutto: studiavo ore e ore su quel pianoforte e ho avuto la fortuna di avere alcuni dei migliori Maestri del tempo. Volevo diventare concertista di musica classica. 
E poi le cose non sempre vanno esattamente come sogni da bambino ma non importa perché io ho una grande fortuna, ho sempre lavorato con la musica, con la mia musica. 

A un certo punto la realtà in cui vivevo, che pur mi ha dato tanto, ha cominciato a starmi un po’ stretta, avevo voglia di darmi delle altre possibilità, di conoscere gente, di fare esperienze. E così, con molto coraggio e un pizzico di incoscienza, ho lasciato tutto e mi sono trasferito al nord. Il Nord era Milano, la Milano cantata dai cantautori, Jannacci, Gaber, Vecchioni, la Milano multiculturale, caotica, con le sue luci e i suoi locali, la metropoli.

Ed ecco che inizia la mia “seconda vita”: dal paese alla grande città. Sono anni intensi, pieni di esperienze e di incontri. Ho suonato nei locali più belli di Milano e del nord Italia, negli hotel di lusso, nei teatri come intrattenimento iniziale, durante mostre e cerimonie. Di sera suonavo e di giorno scrivevo musica.
Sono stati anni importanti, in quegli anni New York non è più stata il sogno di un ragazzo ma finalmente l’ho vista, l’ho vissuta per qualche tempo, me ne sono sentito parte e resta, per me, una delle città più emozionanti che esistano. 
E poi a un certo punto, pur senza rinnegare niente di questa mia vita entusiasmante ma frenetica, ho detto basta. Ero apparentemente felice ma, dentro di me, stavo male. Non ero mai pienamente soddisfatto, ero in continua tensione verso qualcosa che non capivo cosa fosse. Ho capito che non ero sereno, non ero più io,  perché sempre più  spesso durante il giorno, non riuscivo più a scrivere musica, ero inquieto o apatico, mi sentivo addosso quel “male di vivere” di cui tante volte avevo letto o sentito nella letteratura e nelle canzoni.  Ho sentito che era arrivato il momento di cambiare ancora, di fare davvero quello che mi piaceva e dove mi piaceva.

Da un siciliano ci si aspetta che sia un uomo di mare e invece il mio habitat naturale è sempre stata la montagna: il mare è potente, è liberatorio, è addirittura sconvolgente in certi momenti per la sua bellezza ma la montagna è rilassante. In montagna, in mezzo ai boschi, tra gli alberi o ai piedi di una vetta mi sento parte della natura. In montagna ritrovo la mia anima, ritrovo me stesso.
E così un giorno ho lasciato, ancora una volta, tutto. Ho preso un pianoforte e sono andato a vivere in montagna: introno a me solo prati e alberi, davanti a me le vette. E ho deciso di dedicarmi solo alla composizione di musica, la cosa che, fin da ragazzo, ho sempre amato fare più di ogni altra cosa.

Mi è sempre rimasta impressa una frase di Riccardo Muti, il grande direttore d’orchestra,

“Tutti dovrebbero studiare musica, ingentilisce l’animo”:

ha ragione. Stare in mezzo alla natura, circondato dai boschi, è una fonte di ispirazione continua: la musica è rilassante, emozionale, ci porta a ripiegarci su noi stessi e ad ascoltarci, così come ascoltiamo il suono del vento tra gli alberi. Quante volte l’abbiamo sentito e quante volte l’abbiamo davvero ascoltato? Ho fatto questa scelta: i suoni della città mi stavano allontanando da me stesso, da chi sono davvero, non mi permettevano più di ascoltarmi e di guardarmi dentro. Nella natura mi sono ritrovato, ho ritrovato la parte migliore di me, quella più gentile. La musica, in questo caso la mia musica, ti farà guarire dalle negatività che si nascondono dentro noi, ti darà una nuova energia, una nuova vita.

Ascoltare questa musica è l’occasione per ritrovare se stessi, per autorigenerarsi, per aprirsi al mondo. Questa musica è appartenenza alla natura, riflessione, abbraccio al mondo e a tutti gli esseri viventi. E con la musica voglio aiutarti a goderti la vita vera, trasmetterti questo mio nuovo modo di sentire, aiutarti a comprendere il valore profondo di te stesso, accompagnarti nei momenti della tua vita.

Voglio farti stare bene e aiutarti a rinascere. Come sono rinato io.